
Questo mese analizziamo scenari complessi: dalle ripercussioni geopolitiche sui flussi globali alla “guerra commerciale” che minaccia le nostre eccellenze agroalimentari. Esploriamo inoltre il volto umano dell’innovazione, tra il paradosso dell’AI nel mercato del lavoro e le nuove frontiere della disintermediazione alberghiera.
Guerra in Iran e effetti sul turismo: cosa monitorare
I viaggi e il turismo sono tra i settori che reagiscono più rapidamente alle crisi. La pandemia resta un precedente ancora molto vicino, sia per gli operatori sia per i viaggiatori. Anche la guerra in Iran sta producendo effetti immediati sul comparto. Per orientarci meglio, possiamo guardare a cosa sta succedendo su due livelli diversi: l’impatto diretto sulla mobilità e quello, più profondo, che passa per l’economia.
L’impatto immediato: tra paura e logistica. Gli effetti diretti colpiscono subito la domanda. C’è un tema di percezione della sicurezza che va oltre i confini geografici del conflitto, toccando tutte le destinazioni vicine o percepite come tali. Questo porta a rinvii, cancellazioni e a un irrigidimento dei consigli di viaggio governativi, indebolendo anche l’immagine di hub sicuri storicamente solidi come quelli del Golfo.
Sul piano operativo, la chiusura o la restrizione degli spazi aerei sta rendendo i voli più lunghi e meno efficienti. La perdita di fluidità nei grandi scali del Medio Oriente ha riflessi a catena anche sui flussi tra Europa, Asia e Oceania, rallentando le prenotazioni future e colpendo duramente il settore dell’ospitalità, dagli hotel agli affitti brevi.
L’impatto indiretto: costi e scenari economici. Il secondo livello di effetti è quello che si trasferisce sul turismo attraverso il portafoglio. L’aumento del petrolio e del jet fuel sta già portando al rincaro dei biglietti aerei, rendendo più fragile la domanda leisure, specialmente quella più sensibile al prezzo o legata al last minute.
A questo si aggiungono l’aumento dei premi assicurativi e una generale incertezza operativa per le compagnie. Se il conflitto dovesse prolungarsi, le tensioni su energia e commercio ridurrebbero la propensione alla spesa per i viaggi su scala globale. Un report di Oxford Economics stima, in uno scenario critico per il 2026, una potenziale perdita fino a 38 milioni di visitatori internazionali e 56 miliardi di dollari di spesa.
Indicatori chiave da osservare nelle prossime settimane. Per chi gestisce la comunicazione e la strategia, ecco alcuni aspetti da monitorare con attenzione:
- Geografia della sicurezza: capire se e quanto i viaggiatori iniziano a spostare l’interesse verso destinazioni alternative percepite come più lontane dalle tensioni.
- Finestra di prenotazione: verificare se le persone tornano a prenotare sotto data o se cercano esclusivamente tariffe con protezione assicurativa.
- Resilienza dei vari segmenti: osservare se il calo riguarda tutto il mercato o se il segmento lusso continua a tenere nonostante l’aumento dei costi.
- Cambiamenti nelle rotte: monitorare se i flussi dai mercati asiatici iniziano a scegliere scali diversi per evitare le zone interessate dal conflitto.
Approfondimenti e fonti:
- Centro Studi Turistici di Firenze – Turismo e Guerra in Medio Oriente: impatto su sicurezza percepita e aumento dei costi
- Mabrian – La guerra in Medio Oriente e i primi segni di deviazione della domanda
- Virginia Tech – L’impatto psicologico del conflitto sui viaggiatori
- Ynetnews – Tariffe aeree in aumento per il caro carburante
- Iran, con il blocco delle rotte commerciali a rischio oltre 2 mld di export agroalimentare Made in Italy
L’intesa Trump-Milei sui formaggi: una minaccia per il made in Italy agroalimentare
Mentre analizziamo gli effetti della guerra in Iran sul turismo, un’altra guerra meno visibile ci riguarda da vicino: quella commerciale contro le nostre eccellenze. Come riporta Il Sole 24 Ore, “il presidente Trump ha stretto un accordo commerciale con il presidente argentino Javier Milei che prevede una tutela per alcuni prodotti alimentari americani che ricalcano in tutto e per tutto i nomi di alcune denominazioni d’origine italiane ed europee. In base all’intesa Usa-Argentina saranno, infatti, tutelati Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana, Parmesan, Pecorino e Provolone made in Usa. Come saranno tutelati Camembert, Edam, Feta, Emmental e Gouda made in Usa. Ma non solo. Saranno protetti anche nomi generici di prodotti come burrata, mascarpone (in grande crescita sui mercati internazionali trainato dal successo del tiramisu) prodotti in Nord America. l’accordo sdogana sul mercato sudamericano i formaggi statunitensi che si appropriano dei nomi delle nostre denominazioni storiche declassandoli a semplici marchi generici.
Le reazioni sono state durissime. Le parole di Coldiretti: “L’intesa commerciale stipulata tra Usa e Argentina apre il mercato sudamericano ai falsi a stelle e strisce, cancellando di fatto la protezione accordata dal Mercosur alle eccellenze a indicazione d’origine italiane ed europee”. L’associazione ricorda inoltre che “proprio gli Stati Uniti sono in testa alla classifica dei maggiori taroccatori con una produzione di italian sounding che ha superato i 40 miliardi in valore e che vede come prodotto di punta i formaggi”.
Siamo di fronte a una manovra aggressiva, analizzata anche da The Post Internazionale, che approfitta dei ritardi europei sul trattato di libero scambio con i paesi del Mercosur per imporre un modello di deregolamentazione, come sottolinea Eurofocus. Il contraccolpo allarma anche Francia e Spagna, consapevoli che questo precedente rischia di scardinare l’intero sistema europeo di tutela territoriale.
Dato il valore di 91 miliardi di euro dell’italian sounding nel mondo, la sola tutela normativa non è più sufficiente. È necessario blindare il legame tra prodotto e territorio attraverso l’innovazione tecnologica (blockchain, NFT ed etichettatura intelligente) per garantirne la tracciabilità e l’autenticità. Questo permette di costruire una narrazione certificata che renda l’identità culturale italiana un asset unico e non replicabile, un tema che a BTO approfondiamo da tempo e su cui continueremo a confrontarci.
Approfondimenti e fonti:
- TPI – Trump e Milei contro il Made in Italy
- Coldiretti – Accordo USA-Argentina e falsi prodotti italiani
- Qualivita – Preoccupazione per le DOP italiane e Italian Sounding
- Dazi, il grido d’allarme del Consorzio Gorgonzola DOP: “Gli Usa ci stanno strangolando”
AI e lavoro: il paradosso del report Anthropic che riguarda anche il turismo
È appena stato pubblicato da Anthropic un report intitolato Labor market impacts of AI: A new measure and early evidence, che sta alimentando un ampio dibattito sugli effetti concreti dell’intelligenza artificiale sul lavoro. Il punto più interessante è che il report non si limita a stimare quali professioni potrebbero essere trasformate dall’AI in teoria, ma prova a osservare dove l’impatto stia emergendo davvero. Ne risulta una distinzione netta: l’AI appare molto più incisiva nelle attività cognitive e digitali, mentre resta molto meno efficace nei lavori che richiedono presenza fisica, manualità e relazione diretta con le persone. Un passaggio che interessa da vicino anche il turismo, dove molte funzioni operative ed esperienziali sembrano, almeno per ora, meno sostituibili.
1. il turismo è meno esposto alla sostituzione diretta
Il report evidenzia che una quota rilevante di professioni ha un’esposizione molto bassa all’AI perché richiede presenza fisica, manipolazione di oggetti o interazione diretta con le persone. Tra gli esempi citati compaiono anche cuochi, baristi e lavori agricoli: ruoli che toccano da vicino anche diverse componenti dell’offerta turistica.
2. l’impatto dell’AI si concentrerà sul “backstage” del turismo
Le funzioni più esposte sono quelle cognitive e digitali: analisi dati, customer support, marketing, programmazione, gestione documentale. Nel turismo questo lascia intuire che l’AI agirà soprattutto nelle attività organizzative, promozionali e gestionali, più che nell’esperienza in presenza.
3. il valore della relazione umana aumenta
Se l’AI automatizza soprattutto compiti digitali, acquistano ancora più valore le competenze difficili da replicare: relazione, interpretazione, accoglienza, racconto, sensibilità contestuale. Un aspetto rilevante in un settore in cui l’esperienza dipende spesso dalla qualità dell’interazione umana.
4. polarizzazione delle competenze nella filiera turistica
Il turismo potrebbe vedere crescere la distanza tra ruoli operativi legati all’esperienza fisica e ruoli strategici, analitici o gestionali sempre più supportati dall’AI. Questo rende ancora più centrale l’integrazione tra competenze umane, organizzative e digitali.
Link: www.anthropic.com/research/labor-market-impacts

La prima app su ChatGPT per il direct booking degli hotel
Lighthouse (che ha integrato The Hotels Network) ha lanciato la prima applicazione dedicata alla prenotazione alberghiera diretta all’interno del GPT store di OpenAI, permettendo a strutture indipendenti e catene di essere visibili in uno spazio conversazionale finora presidiato quasi esclusivamente dalle grandi agenzie di viaggio online (OTA).
Dal punto di vista tecnico, l’applicazione non gestisce la transazione economica direttamente nella chat, ma agisce come un ponte di dati in tempo reale: sfruttando la tecnologia proprietaria e il Model Context Protocol (MCP), permette a ChatGPT di interrogare i sistemi dell’hotel in modo preciso, eliminando il rischio di errori o “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale su tariffe o disponibilità. In questo modo, quando un utente cerca una sistemazione, l’app restituisce i prezzi ufficiali e le camere effettivamente libere, reindirizzando poi il viaggiatore al booking engine proprietario della struttura per completare l’acquisto. Questa integrazione rappresenta un passaggio fondamentale per le strategie di disintermediazione turistica, poiché per la prima volta un hotel indipendente o un consorzio locale ottiene la stessa visibilità tecnologica di un colosso della distribuzione all’interno di un ambiente generativo. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma in cui l’attenzione si allarga dalla tradizionale ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) a quella per i motori generativi (GEO): intercettare il viaggiatore nel momento esatto in cui dialoga con l’intelligenza artificiale per pianificare il proprio itinerario significa infatti restituire alle strutture il controllo sul proprio posizionamento, sui dati e sulle vendite dirette, riducendo nettamente la dipendenza dalle piattaforme di intermediazione.
Approfondimenti e fonti:
- Lighthouse blog: The first direct booking app for hotels launches in ChatGPT
- PhocusWire: Lighthouse introduces ChatGPT app for direct hotel booking
- AltexSoft: Lighthouse adds hotel booking in ChatGPT for direct sales
Dalla vacanza alla residenza: il caso del Friend Recruiter Program nella Greater Copenhagen
La Greater Copenhagen Region ha lanciato il Friend Recruiter Program, un’iniziativa di marketing territoriale che utilizza il passaparola qualificato per attrarre talenti internazionali. Il progetto invita chi già vive o conosce bene la regione a farsi promotore del territorio presso amici e colleghi che cercano un cambiamento professionale, segnalando le opportunità di carriera disponibili tra la Danimarca orientale e la Svezia meridionale. Attraverso un portale dedicato, è possibile inviare messaggi pronti all’uso che pongono l’accento su una cultura aziendale basata sulla fiducia e su un reale equilibrio tra lavoro e vita privata.
Apparentemente non sembra una notizia del nostro settore ma una lettura più approfondita spiega il legame con il turismo, almeno per come lo intendiamo a BTO. L’elemento chiave è la cosiddetta “prova su strada”, rappresentata dal Trip to Copenhagen. Scegliere un viaggio come incentivo per i partecipanti chiarisce la visione alla base del progetto: il turismo è considerato la porta d’ingresso privilegiata per un futuro trasferimento. L’idea è quella di ospitare il potenziale talento inizialmente come visitatore, permettendogli di sperimentare lo stile di vita locale senza filtri, per poi fornirgli gli strumenti necessari a trasformare quel soggiorno in una scelta di vita a lungo termine. In questo modello, la promozione della destinazione smette di essere solo ludica e diventa un tassello fondamentale per l’attrazione di capitale umano, trasformando i flussi turistici in una risorsa per la crescita demografica ed economica del territorio.
Questa campagna è inoltre un modo efficace per veicolare il posizionamento strategico della regione. La narrazione istituzionale non si limita a promuovere la bellezza delle città o della natura, ma punta su una società tollerante e fondata su solidi valori democratici. Il richiamo ai risultati del World Happiness Report è evidente: la Greater Copenhagen si presenta come uno dei contesti migliori al mondo per qualità della vita, abitata da alcune delle persone più felici del pianeta.
Fonti Friend Recruiter Program – Greater Copenhagen Region e World Happiness Report
Tourism Radar è una rubrica periodica di BTO dedicata a chi vive e trasforma il turismo. Idee, dati, curiosità e prospettive utili per interpretare l’evoluzione del settore e ispirare nuove direzioni.
Proposta in formato Human-led, AI-assisted, la rubrica è curata da Roberta Milano, coordinatrice marketing e comunicazione di BTO.
Perché i segnali di oggi aiutano a orientarsi nel turismo di domani.
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