L’accessibilità non è più una componente aggiuntiva dell’offerta, ma un criterio con cui ripensare l’intera esperienza di una destinazione: spazi, mobilità, servizi, marketing, accoglienza e tecnologie. Quando entra nella progettazione fin dall’inizio, l’universal design amplia i pubblici, migliora l’accoglienza e rende più semplice la fruizione per residenti e visitatori con esigenze diverse.
La sfida, però, non è soltanto tecnica. Richiede governance, ascolto e co-progettazione tra istituzioni, operatori, associazioni e comunità. Il confronto mette insieme approcci complementari: politiche pubbliche partecipate, standard e strumenti per qualificare l’offerta, innovazione urbana e servizi digitali.
Dalla Sardegna a Zaragoza, passando per l’esperienza di Village for All, il panel esplora come trasformare l’accessibilità da requisito a principio di destination design: non un turismo speciale per alcuni, ma luoghi progettati meglio per tutti.