
Ci sono luoghi che visitiamo perché li abbiamo visti sullo schermo. Una scena o un’atmosfera possono trasformare una destinazione in un desiderio di viaggio. Ma cosa succede quando la magia del cinema incontra luoghi reali? Ne parliamo in un’intervista doppia con Stefania Ippoliti, responsabile di Toscana Film Commission, ed Enrico Ballarin di Mestiere Cinema, che ha lavorato alla produzione di “The Diplomat” per Netflix, in Toscana. Due sguardi, un’unica storia: il potere delle serie TV di farci innamorare dei luoghi.
1. Stefania, oggi ci innamoriamo prima di un luogo o della storia che lo racconta? Le serie TV ci fanno entrare nelle case, nelle strade e nelle vite dei personaggi. A volte quei luoghi diventano così familiari che desideriamo visitarli davvero. Che cosa rende una destinazione irresistibile attraverso lo schermo? E perché le serie sembrano avere un potere di seduzione così particolare rispetto al cinema?
STEFANIA IPPOLITI Io penso che sia la storia, la porta attraverso la quale si attiva il desiderio. Il racconto innesca un meccanismo di fascinazione molto potente, lo è anche quando si tratta di parole, di frasi, di dialoghi… quando poi a questo si accompagnano immagini e suoni, l’attrazione è davvero magnetica. Inoltre, il racconto per immagini adopera strumenti sofisticati per intervenire a perfezionare, cambiare, enfatizzare un luogo, aggiungendo così una magia speciale che ci cattura. Quando guardiamo un film o una serie, ci abbandoniamo al flusso del racconto senza che la realtà irrompa, siamo tutti un po’ Alice oltre lo specchio… dunque completamente seducibili! Le serie, rispetto ai film, hanno più tempo per farlo: tutto quello che occorre per dispiegare in pieno l’incantesimo.
2. Enrico, portaci sul set di The Diplomat. Come si trasforma una Villa Medicea in una scena di una serie Netflix? Dietro pochi minuti di immagini possono nascondersi settimane di preparazione, incontri e decisioni delicate. Nel vostro caso, il dialogo con la direzione delle Ville Medicee è stato particolarmente importante. Ci racconti un momento, una difficoltà o un episodio che faccia capire cosa significa far incontrare le esigenze della finzione con un luogo che custodisce secoli di storia?
ENRICO BALLARIN Devo dire che, per nostra fortuna, difficoltà vere e proprie non ce ne sono state. L’incontro con i responsabili della Direzione delle Ville Medicee, e qui colgo l’occasione per ringraziare Federica Bergamini e Paolo Cova, è sempre stato impostato sul piano di una fruttuosa reciproca collaborazione. Inoltre, sia Poggio a Caiano che La Petraia, le due Ville coinvolte nelle riprese di THE DIPLOMAT, e che negli ultimi due episodi della quarta stagione appaiono in tutto il loro splendore, sono talmente belle, dei veri gioielli, che ogni difficoltà viene superata. Tuttavia, sono situate in luoghi di non agevolissimo accesso per una produzione delle dimensioni di THE DIPLOMAT che si muove con un numero elevato di personale e di mezzi tecnici: camion, bilici, gru per l’illuminazione, roulotte, postazioni per la mensa (il catering), gruppi elettrogeni, etc. E una troupe di oltre duecento persone, oltre al cast e al numero elevato di figurazioni che hanno collaborato con noi in quelle location. In entrambe era presente il cast al completo: i 4 attori principali, oltre ai vari personaggi che costantemente li attorniano, e altri personaggi minori, e oltre duecento generici, musicisti, etc. Quindi con una presenza di circa cinquecento persone, quella che io chiamo “un’occupazione militare”, la preoccupazione maggiore è stata quella di fare in modo che assolutamente nulla del preziosissimo ambiente in cui operiamo venisse danneggiato. Non è stato semplicissimo, non lo è mai, ma devo dire che abbiamo acquisito una certa esperienza in questo campo e mettiamo in atto una serie di misure specifiche a questo scopo. Nell’interesse del bene stesso, e pure nel nostro interesse. Vogliamo infatti avere la possibilità di tornare in questi luoghi per altre produzioni, e forse, visto che parliamo di serie, per la stessa produzione… non si sa mai…
3. Stefania, la Toscana è stata raccontata infinite volte. Può ancora sorprendere? Dal cinema d’autore alle grandi produzioni internazionali, la Toscana è uno dei paesaggi più riconoscibili al mondo. Eppure, ogni storia può mostrarne un volto diverso. C’è una Toscana che il cinema e le serie TV non hanno ancora raccontato?
STEFANIA IPPOLITI È vero, la Toscana è stata ed è molto raccontata, ma io credo che possa continuare a essere una protagonista, una componente di film e serie senza timore di esaurirne le potenzialità. Lo verifico su me stessa: ho sempre vissuto qui, ho guardato panorami, scorci, strade e piazze e monumenti infinite volte e ancora mi emoziono… mi sorprende uno struggimento, una felicità che il tempo non ha consumato.
4. Enrico, qual è la magia che lo spettatore non vedrà mai? Quando guardiamo una serie, tutto sembra naturale: un palazzo diventa la casa di un personaggio, una piazza il teatro di un incontro decisivo, una villa lo scenario di un intrigo internazionale. Nel lavoro su The Diplomat, qual è stato il momento in cui hai pensato: questa scena sullo schermo sembrerà semplicissima, ma nessuno immaginerà mai cosa c’è voluto per realizzarla?
ENRICO BALLARIN Quando entriamo in un luogo, dopo essere riusciti a farci ricevere, dobbiamo poi adattarlo alle esigenze della sceneggiatura, del film, delle scelte creative della scenografia, dell’arredamento, della regia. In parole povere, lo dobbiamo trasformare. Il salone della Petraia è diventato la sede del G7 inscenato nell’ultimo episodio di THE DIPLOMAT. Piccolo aneddoto: il salone è ricavato da una corte interna della villa che originariamente era a cielo aperto. In epoca sabauda la corte è stata trasformata in un salone da ballo mediante la costruzione di una copertura costituita da una gigantesca cupola in ferro e vetro che, ovviamente, fa passare la luce. La luce quando si gira, va controllata. Il problema principale in quella location è stato quello di trovare il modo di controllare la luce che naturalmente cambia nel corso della giornata. Abbiamo quindi dovuto montare una seta corrispondente alle notevoli dimensioni della cupola per filtrare la luce e diffonderla nell’ambiente. Operazione apparentemente semplice, ma non di facilissima esecuzione. E questo è solo un piccolissimo esempio di quanto accade fuori dal set e che lo spettatore non percepisce, o meglio, che lo spettatore forse percepisce solo subliminalmente. E questa è una delle piccole magie del cinema.
5. Stefania, e se il vero viaggio cominciasse quando finisce una puntata? Una serie può lasciare nello spettatore qualcosa che va oltre la trama: la voglia di attraversare una città, ritrovare un’atmosfera, sentirsi parte di quella storia. Come può un territorio trasformare questa emozione in un incontro autentico con i luoghi, senza ridurli a semplici scenografie da fotografare?
STEFANIA IPPOLITI Qui entra in campo un mestiere diverso dal nostro, quello che fate voi. Ci riportate da un mondo fantastico a quello reale, dove possiamo essere noi viaggiatori i protagonisti. La magia la conserva il lavoro serio dei professionisti, la loro capacità di non farci provare delusioni.
Quanto può una serie TV cambiare il destino di un luogo? È una delle domande al centro di “La seduzione della serie”, il panel proposto e moderato da Stefania Ippoliti di Toscana Film Commission, che metterà a confronto il mondo delle produzioni audiovisive e la ricerca per esplorare il potere delle storie sull’immaginario turistico.
Intervengono Marco Valerio Pugini (Presidente APE, Panorama Films), Enrico Ballarin (Mestiere Cinema) e Paolo Carelli (Università Cattolica). Modera Stefania Ippoliti (Toscana Film Commission).
L’intervista è stata realizzata da Cristina Pagani per il topic Destination.
L’appuntamento è per l’11 novembre 2026, ore 12:00 in Hall 4.
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